IL GAZZETTINO vol.1

di Luciano Pagani & Piero Gatta, Gruppo MOS Palazzolo

Questo primo opuscolo denominato “Il GAZZETTINO” nasce con lo sguardo verso le prossime elezioni amministrative. Non abbiamo la pretesa di dare soluzioni ma di diffondere idee, visioni, provocazioni, con lo scopo di sollecitare interesse e partecipazione verso un confronto aperto sui più diversi temi che coinvolgono i cittadini e la città, quella che abbiamo oggi e quella che vorremmo. Siamo al numero zero, non ci diamo una periodicità fissa ma la lasciamo scandire dai fatti e dal confronto politico. Possiamo immaginare che occasioni di ispirazione non ne mancheranno.

UNA CITTA’ DA NON DIMENTICARE

Nel primo numero de “LA GAZZETTA DELL’OGLIO” del 23 novembre 1924 in prima pagina vi è un articolo dal titolo “PICCOLA MANCHESTER BRESCIANA, così è stata chiamata Palazzolo sull’Oglio.
Pochi anni dopo il primo conflitto mondiale la vita e le attività della nostra città sono già pienamente riprese e proiettate verso una costante evoluzione. Le energie non mancano, quindi si può, si deve osare. Teniamo presente che il fiume caratterizza l’ambiente della Città ed è da sempre considerato una risorsa, già dal 1482 i palazzolesi costruiscono un’ostruzione nel fiume alta due metri, scavando un canale parallelo al fine di ricavare energia idraulica per il funzionamento di otto mulini.

Ma lo sviluppo industriale non si ferma con i mulini, cominciano a nascere una serie di attività, oltre alla molitura come la lavorazione delle pelli, la lavorazione della lana, della seta, del lino e canapa con filature e tessiture, le fonderie di ghisa e bronzo, la lavorazione dei metalli e costruzioni meccaniche, l’attività estrattiva calci e cementi, e infine una fiorente industria dei bottoni. Un cenno particolare alla fabbrica del salnitro, che comportava un ciclo di produzione che durava due anni. Salnitro che era uno dei prodotti base per la produzione di polvere da sparo.

Tutto ciò impiegava complessivamente una forza motrice installata pari a 3.386 cavalli vapore (HP) e una mano d’opera di 4.491 lavoratori, sempre come riporta La Nuova Gazzetta nel 1924.
I trasporti erano assicurati dal fiume Oglio con chiatte che giungevano fino alla foce del Po e da canali navigabili (Fusia) che collegavano il lago d’Iseo con Palazzolo, Rovato, Chiari e la bassa bresciana, integrati poi dalla ferrovia a garantire un’adeguata logistica. Praticamente la nostra Città sviluppa il suo patrimonio industriale in modo indipendente dal carbone ben 300 anni prima della rivoluzione industriale.

Alla relazione che il Sindaco di Palazzolo, Adriano Ricci, inviò nel 1890 al Prefetto di Brescia, era unito un “quadro” riassuntivo, che ci permette di cogliere, con un colpo d’occhio, due dati riferiti all’energia utilizzata nelle aziende palazzolesi: 14 caldaie a vapore, che fornivano 141 cavali di potenza e 27 motori idraulici con potenza di 580 cavalli. Nel 1900 data a cui si attribuisce la diffusione dell’energia elettrica, la nostra Città non solo ha fatto quasi a meno del carbone per il vapore, ma si dimentica completamente del carbone per la produzione di energia elettrica.

Il 18 marzo 1877 Thomas Edison accende la prima lampadina a New York. Nel giugno 1883 i tecnici di Edison accendono la prima lampadina, dopo New York, a Milano. (notare non Parigi, Berlino, Londra o Vienna) Nel 1883 si accende a Palazzolo la terza lampadina nel mondo. Il cotonificio Niggler e Kuper installa tre dinamo Tecnomasio a corrente continua (80 Ampere e 110 Volt), alimentate dall’acqua del ramo dei mulini. Di conseguenza la nostra Città ha dato i natali alla prima
CENTRALE IDROELETTRICA del mondo!

Ma la cosa non finisce e il 17 settembre 1892 il cotonificio NK inizia i lavori di una nuova diga sul fiume Oglio nella località del vecchio mulino detto Uri a Capriolo, incanalando l’acqua in una turbina Zust ad asse verticale che muoveva due alternatori a corrente trifase a 3000 Volt in corrente alternata. Il tutto realizzato dalla ditta Aliot di Basilea. (centrale tuttora funzionante). La corrente generata viene trasportata a Palazzolo tramite una linea a tre fili. Si nota che questo è il primo esperimento di trasporto su lunga distanza della corrente generata altrove.
Negli anni successivi nel nostro Comune vengono costruite altre centrali
idroelettriche (calzificio Ferrari, poi Italcementi e Marzoli).

Ma la forza principale che ha mosso, e che da risalto, a questo imponente sviluppo va individuata nello spirito di condivisione dei principi di progresso che la città ha fatto propri, attraverso la partecipazione generosa di tutte le sue componenti. Imprenditori, cittadini e istituzioni, insieme, mettendoci idee, risorse, genialità e tanta fatica hanno saputo costruire un modello che possiamo custodire come patrimonio e memoria per il futuro.

UNA CITTA’ DA IMMAGINARE

Da un po’ di tempo ci stiamo abituando a convivere con diverse situazioni di emergenza, ci passano sotto gli occhi quotidianamente episodi di disagio, violenza, disuguaglianza, povertà, senza dimenticare la guerra, ai quali assistiamo impassibili, come se ci avessero iniettato il virus dell’indifferenza.

Frenati dall’idea che si tratti di problemi troppo grandi e fuori dalla nostra portata. Ma non è così, è dalla nostra coscienza e dal senso civico di ciascuno che prende avvio la concreta rivoluzione di un sistema inutile e al capolinea.

La prospettiva della prossima tornata delle amministrative ci offre l’opportunità di entrare nel cuore del problema. Il richiamo a precedenti esperienze di unità nazionale potrebbe rappresentare un’utile indicazione di percorso, certamente da rivedere e sviluppare, ma da considerare.

Il quadro politico, in generale oggi si presenta frammentario, litigioso, rivolto su sé stesso e incapace di rispondere ai segnali di crisi che emergono. Perché allora non aprirsi ad una visione nuova, pensare ad un governo condiviso degli sforzi, perché per fronteggiare situazioni complesse non bastano le capacità dei singoli.

Una disponibilità e generosità disinteressate sarebbero un segnale di lungimiranza che potrebbe offrire alla causa comune le risorse migliori provenienti dalle diverse file, nella consapevolezza che la ricerca di un compromesso non contaminerebbe le rispettive identità. Anche nella nostra realtà locale sarebbe utile avviare un processo, dialettico e costruttivo, verso un’intesa ad ampio raggio promossa tra i partiti locali, ma aperta. Le distanze ormai sono funzionali prevalentemente alla difesa di posizioni. Uno scatto di solidarietà e responsabilità dovrebbe portare le diverse formazioni a scendere dai rispettivi fortini e misurarsi con la realtà, quella che poggia sul livello della strada, dove tutti i giorni cammina la gente e inciampa nei problemi, fermi lì perché irrisolti. E’ ora di smettere di marcare le distanze, si può dialogare tra diversi, la posta in gioco è alta, ed è giunto il momento delle scelte responsabili, guardiamo con attenzione e rispetto a l l ‘ e v o l u z i o n e d e i t e m p i e consideriamo un dovere fare passi avanti insieme. Per la politica sarà
un’occasione di riscatto.

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