21 gennaio 1945: Ines Gozzi, per non dimenticare..

Ines GozziInes Gozzi, ventiquattro anni, laureanda in lettere, era sfollata da Modena con la famiglia a Castelnuovo Rangone. Conoscendo la lingua tedesca, trovò subito un impiego lavorativo come interprete presso il comando tedesco. In questa sua veste si prodigò quotidianamente in favore della popolazione. Sul finire del settembre 1944, i partigiani uccisero due soldati tedeschi, Ines riuscì ad evitare una spietata rappresaglia germanica, salvando la vita a numerosi ostaggi ed evitando l’incendio di molte case del paese. Da quel giorno, tutti gli abitanti di Castelnuovo Rangone le saranno grati e per tutti lei sarà la «salvatrice».

La ragazza era fidanzata con un ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana e questa fu una colpa imperdonabile agli occhi dei partigiani. Nel tardo pomeriggio del 21 gennaio 1945, la squadra di partigiani della brigata “Garibaldi” fece irruzione nell’abitazione Gozzi e la giovane studentessa venne prelevata insieme al padre.
I due furono portati in un casolare in aperta campagna e qui, dopo aver immortalato il momento con un pugno chiuso sopra la testa della povera giovane, davanti al genitore legato, la ragazza subì le più atroci sevizie e le violenze più indicibili da tutti i “coraggiosi” componenti dell’ “onorata” Brigata Garibaldi. I partigiani garibaldini ubriachi la stuprarono a turno, la picchiarono, gli sputarono addosso, le tagliarono le unghie fino alla carne dopo aver spento su di essa dei mozziconi di sigaretta negli occhi, poi, dopo l’abuso di gruppo, le urinarono addosso. Tutto questo orrore davanti al padre legato, costretto ad assistere al martirio di quell’unica figlia nell’impotenza e nella consapevolezza che non ne sarebbero usciti vivi. Terminate le sevizie e le violenze su questa ragazzina, la brigata continuò le sue torture e sevizie sul corpo del padre legato e queste sevizie furono portate avanti per tutta la notte. I partigiani infierirono su quel padre che oramai non si rendeva più conto di cosa stesse accadendo tanto era grande il dolore che gli avevano provocato.
All’alba del 22 gennaio 1945, dopo la lunga notte di baldoria, i “coraggiosi partigiani garibaldini” finirono sia il padre che la figlia con Partigianinumerosi colpi  [CENSORED] alla testa e gettarono i corpi in un “buco nero”. Verranno ritrovati e riesumati alcuni giorni dopo. Il corpo della ragazza era tanto straziato, tanto sfigurato da dover essere nascosto agli occhi della madre. Sui muri di Castelnuovo Rangone qualcuno scrisse: “Bestie, avete ucciso la nostra salvatrice”.

Nessuna condanna, nessun incriminato, il fatto fu classificato ed archiviato come CORAGGIOSA AZIONE DI GUERRA (testuale), e quindi nessuno fu incriminato per questo duplice omicidio e per la violenza con cui fu portato al termine da parte della “Brigata Partigiana Garibaldi”

Meditate gente, meditate..

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