Ius soli: NO grazie!

67010_10200542744234356_951680095_nIn Italia è ormai prassi che ogni qualvolta la sinistra ci governi, esca la proposta dello Ius Soli. Un ottimo modo per assomigliare alla Francia di Hollande è quello di importare anche da noi il “luminoso” modello francese della banlieue, stravolgendo le leggi sulla cittadinanza. La pressione politico-culturale dei benpensanti, per far sì che l’Italia adotti lo Ius Soli (è italiano chi nasce sul suolo italiano), mira esattamente a questo.

Ovviamente tutti gli argomenti degli immigrazionisti contro lo Ius Sanguinis sono del tutto inconsistenti, quando non apertamente fraudolenti. Prendiamo, per esempio, l’autentica fandonia secondo la quale lo Ius Soli sarebbe sospinto dall’UE oppure dal soffio inesorabile dello spirito del tempo. Il mondo, ci dicono, va in quella direzione, non adeguarsi è essere retrogradi, antiprogressisti, conservatori, tradizionalisti, reazionari, nostalgici. Bugia.

L’interessantissima ricerca di Graziella Bertocchi e Chiara Strozzi, sul “The Citizenship Laws Dataset” nel maggio 2009, in merito alle leggi in materia condotta sulla legislazione di 162 paesi, ha dimostrato che nel 1948 lo Ius Sanguinis era adottato da 67 stati, la legislazione mista da 19 e lo Ius Soli da 76. Nel 1975, lo Ius Sanguinis coinvolgeva 101 stati, la legislazione mista 11, lo Ius Soli 50. Nel 2001, invece, lo Ius Sanguinis riguardava 88 stati, la legislazione mista 35 e lo Ius Soli 39.

Ricapitoliamo: lo Ius Soli, così di moda, così radical chic da non poter essere accantonato, è stato abbandonato in 53 anni da 37 nazioni. Nello stesso periodo, invece, 21 paesi sono passati alla legislazione sulla cittadinanza per discendenza.

I paesi dell’Europa che direzione hanno preso? Nel 2001, all’epoca della ricerca citata, solo un paese, l’Irlanda, applicava lo Ius Soli incondizionato, 14 si attenevano allo Ius Sanguinis e 19 avevano regimi misti con elementi di Ius Soli piuttosto tenui. Con un referendum del 2004, però, anche l’Irlanda abbandona lo Ius Soli incondizionato, mentre Portogallo (nel 2006) e Grecia (nel 2010) hanno viceversa ampliato gli elementi di Ius Soli ma sempre in un contesto misto.

Il mondo, insomma, non va in direzione del cedimento delle barriere e della deregulation ma piuttosto dalla parte opposta. Più controllo, più rigore.

Il miglior esempio di cittadinanza è quello giapponese, regolato da una legge nazionale del 1950.
In Giappone vige lo Ius Sanguinis, quindi viene attribuita la cittadinanza per sangue, non per il luogo di nascita. L’articolo 2 del decreto sulla nazionalità prevede tre situazioni in cui una persona può diventare cittadino giapponese per nascita:

  • quando almeno un genitore è cittadino giapponese alla nascita del figlio
  • quando il padre è morto prima della nascita del figlio ed al momento della morte era cittadino giapponese
  • quando la persona è nata sul suolo giapponese ed entrambi i genitori sono sconosciuti od apolidi.

Un paese civile usa regole ferree in merito a questa materia che comporta successivamente ricongiungimenti familiari, pensioni sociali, pensioni di invalidità ecc ecc.

Ricordatevi: “ciò che sei non lo decide un pezzo di carta” ..

Avanti MOS!
#Riprendiamociilnostrofuturo!

Link di approfondimento:
http://www.lavoce.info/archives/9195/ius-soli-in-versione-italiana/

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