Cottur, eroe dimenticato!

cottur46Scritto dal dott. Mirko Bertoldi

Cottur è uno degli eroi italiani dimenticati.
Giordano Cottur (Trieste, 24 maggio 1914– Trieste, 8 marzo 2006) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1938 al 1950, conta la vittoria di cinque tappe al Giro d’Italia.
Il dramma non è averlo dimenticato, ma dare per scontato quanto invece certe persone, come lui, hanno dovuto conquistare, rischiando la vita… fatti, diritti che ora ci risultano ovvi e, quindi, inopinatamente considerati di poco valore. Era il 1946. Non 1000 anni fa, ma solo 67…


Trieste, come molti territori dell’attuale provincia e dell’Istria, era in un limbo. L’Italia come abitanti, cultura, storia, era sotto un’amministrazione controllata: da un lato la Jugoslavia, la cui storia ancora celata di eccidi lasciava poco spazio a mediazioni, dall’altro gli alleati che cercavano una exit strategy, il più possibile silenziosa, per uscire dall’impasse.
Noi, come al solito, in un angolino a guardare terzi decidere del nostro destino.

Sembra strano, Trieste, non era Italia, era il “Territorio Libero di Trieste”, diviso da confini, dogane, con un destino in bilico. Libero, sottile ironia… Il giro d’Italia in quell’anno, evento fortemente voluto dagli alleati, arriva a Trieste.
Ma la democrazia non era di moda. A Pieris, piena Italia, provincia di Gorizia, i corridori trovano la strada bloccata, erano i nazionalisti jugoslavi.Volano proiettili e sassi, la polizia alleata risponde. La tappa viene annullata.
Bartali e Coppi si rifugiano dietro le ammiraglie, per miracolo non ci scappa il morto, solo alcuni feriti non gravi tra il pubblico e i ciclisti.. Improvvisamente si alza la voce di una mosca bianca, è Cottur, IL triestino non accetta la resa. Insieme a 16 corridori prosegue. A Trieste ci deve arrivare. Il pubblico precede i corridori spazzando la strada dai chiodi. I poliziotti li scortano con le auto. 50 km di inferno.
L’impresa di arrivare a Trieste, nonostante tutto, è sua. Eccome. Due ali di folla festanti li accolgono, bandiere tricolori, striscioni che inneggiano a Trieste italiana. Tale è l’enfasi del momento che nessun atto di violenza anti-italiano, frequentissimo in quegli anni, si manifesta. In quel momento si capii che Trieste non poteva che essere italiana, poco importa che l’annessione definitiva, formale, avvenga solo 8 anni dopo.

Dal 1956 a Trieste è attiva una Società Ciclistica che porta il suo nome -S.C. Cottur A.S.D.-, da lui fondata in quell’anno insieme ad un gruppo di appassionati ciclisti triestini e da lui retta fino al 2006, anno della morte.

Guardando le fotografie, leggendo i giornali del tempo, viene la pelle d’oca.
Quanto sentimento, quanti valori ricondotti alla propria nazione, l’orgoglio di stringersi e, dopo una guerra devastante, ripartire, sapendo che è dura ma ce la si deve fare. Ora invece, una crisi sembra un ostacolo invalicabile, davanti al quale possiamo solo piangere, cincischiare, farci mettere i piedi in testa. Cosa è successo in 67 anni? dove sono finiti i nostri valori e le nostre capacità? ..

per chi volesse leggere qualcosa sull’episodio specifico:
http://www.loccidentale.it/node/105616
oppure farsi una cultura sulla questione triestina :
http://it.wikipedia.org/wiki/Territorio_libero_di_Trieste
oppure sul personaggio:
Libro: “Giordano Cottur – Il padre il figlio e la bicicletta” anno 2009 autrice G.V.Fantuz editore: Associazione storiefvd.it

 

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