Foibe: la lenta agonia di un lembo d’Italia

In occasione del Giorno del Ricordo 2019 riportiamo il discorso di Gianfranco Piovanelli tenuto nel 2006 per l’inaugurazione del monumento ai caduti.


Il concetto di “pulizia etnica” non è un’invenzione dell’attuale follia che insanguina molte nazioni anche nella “civile “ Europa, è il prodotto dello sciovinismo di ogni luogo e tempo. 

Il dramma delle terre di confine dell’est del nostro amato suolo patrio è stato tenacemente e volutamente ignorato/occultato per quasi sessant’anni.  

Solo in tempi recenti la storiografia e la politica (non tutta per la verità), spinti dall’anelito fattosi turbine di una tenace minoranza mai rassegnata all’ingiusto oblio, hanno trovato la forza, l’onestà intellettuale, la volontà di sollevare il velo del silenzio e il sudario della connivenza, reclamando e chiedendo a gran voce giustizia per i figli d’Italia massacrati e condotti come agnelli innocenti al macello della “pulizia etnica” perpetrata dalle formazioni comuniste titine durante i due mesi di occupazione incontrollata del governo jugoslavo nelle terre istriane/giuliano/dalmate ai danni di persone il cui solo torto era di essere ITALIANI.

ITALIANI torturati, umiliati nello spirito e nel corpo e con gesto di estremo disprezzo barbarico non ritenuti neppure degni di essere sepolti con dignità.

Legati, nudi, irrisi, furono gettati nelle FOIBE con odio viscerale, legati l’un l’altro come enormi catene umane, certuni ancora coscienti, venendo così a formare un orrendo effetto domino precipitante nelle viscere di quei segreti anfratti.

Ecco dunque il motivo che mi spinge  a scrivere il mio pensiero su fatti di tale efferata ferocia.

Ciò che subirono i nostri fratelli nel 1943 si è ripetuto in Serbia, Bosnia, Croazia nel 1993 con migliaia di persone uccise, migliaia cacciate dalle loro case purtroppo vittime dello stesso bieco nazionalismo cieco ed ottuso che non trae mai insegnamento dalla Storia trasformando gli altri, i diversi da te, in carne da macello, in cose da eliminare con astio e malcelato fastidio.

Ancora adesso, dopo sessant’anni vogliamo essere presenti per testimoniare con amore l’affetto che ci sale spontaneo dal cuore verso coloro che subirono tale ingiustizia.

Vogliamo far nostro un detto di un celebre scrittore inglese A.L.Huxley “I fatti non cessano di esistere solo perché sono ignorati “. Grande e semplice frase che racchiude l’essenza della storia, passata, il presente e la futura.

LE  FOIBE

Senza voler tediare nessuno si può fare un ripasso, utile a tutti, del termine foiba. Deriva dal latino “fovea” che significa fossa, abisso, cavità. Nell’Istria centrale ne sono registrate e identificate numericamente ben 1700.

Le foibe, assieme alla doline, rappresentano uno degli aspetti caratteristici del paesaggio giuliano e sono collegate al fenomeno naturale geomorfologico detto carsismo che è caratteristico e si verifica in presenza di rocce friabili e solubili all’acqua piovana. La foiba, detta anche in termine equivalente inghiottitoio, si presenta come una semplice fenditura del terreno ( come una crepa in un muro)spesso insignificante che si intravede sul fondo di un avvallamento del terreno (una dolina).

La bocca della foiba varia da pochi metri a qualche decina ed è quasi sempre occultata da una folta e rigogliosa vegetazione che la occulta alla vista in parte o totalmente.

Sotto l’apertura si spalanca una voragine che, con un andamento irregolare e tortuoso si dirama in anfratti e cunicoli irregolari che raggiungono spesso profondità notevoli che possono toccare anche i 300 metri di profondità. 

Questi baratri proprio per la loro natura irregolare e tortuosa sono per lo più inaccessibili all’uomo. Nei pochi raggiungibili, nell’estrema parte inferiore presentano un’estensione in orizzontale che si apre spesso in stupende grotte o caverne ricche di stalattiti e stalagmiti tra le quali scorrono tumultuosi fiumi sotterranei che raggiungono poi il mare attraverso vie misteriose.

Queste che potrebbero essere meraviglie della natura, e lo sono nel senso stretto della geologia, sono diventate purtroppo le tombe naturali per migliaia di disgraziati esseri umani travolti dagli spietati ingranaggi dell’odio razziale e della guerra.

Leggendo pubblicazioni, riviste e libri incentrati sull’argomento ci si può solo fare una ben pallida idea della atroce sofferenza patita dagli Italiani in quelle terre, in quel periodo storico. 

Ricordarcelo oggigiorno, rammentarcelo, informandoci, ne teniamo viva la memoria, ne teniamo vivo il ricordo. 

Solo tenendo ferma la barra del pensiero sul passato con serena fermezza e senza astio, ma con la ferma intenzione di non farlo cadere nell’oblio nel dimenticatoio dell’indifferenza, si possono superare, o tentare di farlo, le diffidenze, i sospetti e gli irrinunciabili diritti di appartenenza.

Non si può anche non pensare a coloro, oltre 300.000 persone, che pur salvando la vita dovettero lasciare tutti i loro averi, terre, case, beni molti o pochi che fossero( anche lo sradicamento è pulizia etnica) ma loro da generazioni e generazioni perche quelle erano e sono suolo italiano da sempre. 

Non usurpato ad altri popoli, ma nostro dal tempo di Roma, poi della Serenissima repubblica Veneta, fu inclusa perfino da Napoleone nei domini del Regno d’Italia , ma non fu mai croata o slava. 

Questo purtroppo sembra non siamo in molti a saperlo. 

A noi che eravamo ragazzini nella prima metà degli anni 50 lo insegnavano i nostri bravi insegnanti elementari qui a Palazzolo certamente non imputabili di collusione con il passato regime. Erano solo onesti e raccontavano la pura e semplice verità. Ricordo la festa in classe, come fosse ieri, quando giunse la notizia nel 1954, ero in terza elementare, che TRIESTE era ritornata alla Madrepatria. 

Il mio maestro Bettinelli, DIO l’abbia in gloria, che era un uomo tutto d’un pezzo, nell’annunciarcelo si commosse fino alle lacrime e ci fece ascoltare la lettura in classe dell’articolo di  giornale che parlava dell’arrivo dei bersaglieri in piazza Unità d’Italia. 

Quel giorno in classe si fece festa e non ci furono punizioni corporali allora in uso con i più discoli.

Vorrei poi finire elencando i nomi delle foibe che risultano controllate dopo l’occupazione titina per cercare di dare cristiana sepoltura ai morti. Debbo dire che dal libro in mio possesso da cui traggo questi commossi brani risulta che molte vittime furono recuperate con argani e verricelli tra mille difficoltà e orrore dato lo stato di putrefazione dei cadaveri. 

Dei recuperati alcuni furono riconosciuti dai parenti o amici sopravvissuti. Ma come ho descritto prima molti furono uccisi nudi per rendere appunto irriconoscibile la salma. Mai più sono rimasti laggiù pur essendo stato fatto il possibile per riportarli alla luce del sole e la foiba si è fatta tomba.

ECCO L’ELENCO:

Cave di bauxite:

Cava di GALLIGNANA: 21 vittime orrendamente mutilate e nude.

Cava di VILLA BASSOTTI; 23 vittime nude.

Cava  di SAN  MARTINO A VETTUA:

Cava  presso la chiesa di SAN BORTOLO:

Cava  nella zona di SANTA CATERINA di PISINO:

Cava di VILLA CATTUNI:

Cave di MONTONA:

Cave di SISSANO:

Cave nei pressi di CAROIBA di PISINO:

Dove non ci sono numeri non è stato possibile il recupero delle salme o si hanno notizie incerte.

Foiba di TREGHELIZZA:

Profonda111 metri, risultò possibile recuperare  solo 2 vittime sulle numerose avvistate sul fondo.

Foiba di SEMI:

profonda 246 metri, fu accertata la presenza di 80/100 vittime senza possibilità di recuperarle.

Foiba di VILLA PUCICCHI: 11 vittime. Profonda 146 metri

Foiba di CARNIZZA: 2 vittime. Molte altri non recuperabili. Profonda 115 metri.

Foiba di CREGLI, località detta “PAION”: 8 vittime. Molte altre non recuperabili. Profonda 196 metri.

Foiba  in località VILLA SURANI: 26 vittime. Profonda 135 metri.

Foiba di TERLI nel comune di BARBANA d’ISTRIA: 26 vittime. Profonda125 metri.

Foiba in località FARAGUNI di VINES: 84 vittime. Profonda 226 metri. Detta anche foiba dei colombi.

Foiba di PODUBBOLI: su una sporgenza a 180 metrivennero individuate molte salme che non poterono essere recuperate. Non fu possibile esplorare il fondo che si perde nelle viscere della terra.

UN ELENCO ULTERIORE QUESTO IN  CUI CI FU L’ACCERTAMENTO DI VITTIME  SENZA POSSIBILITA’ DI RECUPERO

Foiba di VILLA SERGI:     

Foiba di VILLA ORIZI: profonda 90 metri.

Foiba di CERNOVIZZA:    Foiba di VILLA BARBI:

Foiba in località MICE: profonda 98 metri.

Foiba in località MAT CHICI: profonda 75 metri.

Foiba in località PONTIERA: profonda 118 metri

Foiba di CAROIBA: profonda 38 metri.

Foiba di ZENSCOVIZZA: profonda 68 metri.

Foiba  MATICCHI: profonda 114 metri.

Foiba BAGLIUSSO COLOMBI: profonda 105 metri.

Foiba MONTREAL: profonda 95 metri.

Foiba VILLA PRODOL: profonda 95 metri.

Foiba PROSTIMO: profonda 55 metri.   

Foiba di ROZZO: profonda 72 metri.

Foiba in località MOCODROVO:

Foiba in località COZIC:

Foiba in località OBLOGO:

Foiba in località SAN GIOVANNI DELLA CISTERNA:

Foiba di CASTELNUOVO DELL’ARSA:

Foiba di VILLA SAINI:

Foiba di VILLA JURANI:

Foiba nei pressi di SAINI:

Foiba di POGLIACCHI:

Foiba di VILLA TREVISO:

Foiba NANCOVIGI:

Foiba in località PLUTONE:

Foiba tra VILLA TANCOVICI INFERIORE e VILLA TANCOVICI SUPERIORE:

Foiba in località IADRUCCHI  (o IADRUICHI):

Foiba in località OBROVO SANTA MARIA:

Foiba in località SAN GIOVANNI DELLA CISTERNA:

Foiba in località DRESNICE:

Foiba in località PODGOMILLA:

Foiba in località CORGNALE:

Foiba in località ORLE:

Abisso BERTARELLI:

Abisso in località BECA:

Abisso BALANCETTO:

Di tutti i siti senza profondità accertata venne purtroppo sempre segnalata la presenza di vittime.

Voragine presso la chiesa di SAN BORTOLO IN VAL PEDENA: profonda 100 metri.

Inghiottitoio di ROZZO: profondo 104 metri. Numerose vittime segnalate e non recuperate.

Foiba di VESCOVADO DI SUSNICIDI SAN LORENZO DEL PASENATICO: profonda 65 metri. 6 vittime.

Foiba di VILLA CECCHI (o CHECCHI): profonda 150 metri. Dopo l’uccisione di un numero imprecisato di persone, i croati fecero franare con l’esplosivo l’imboccatura della voragine impedendo così ogni possibilità di recupero.

Oltre a queste elencate furono ritrovate parecchie fosse comuni di fucilati. Anche il mare restituì decine di corpi zavorrati con grosse pietre al collo.

Scorrendo le quasi 50 pagine fittissime di nomi dei morti accertati e degli scomparsi denunciati dai familiari e non recuperati si ha la sensazione di vederseli scorrere davanti agli occhi come per ammonirci di non dimenticarli. 

Fu vera e spietata pulizia etnica perché scorrendo l’elenco si aprono tutte le classi sociali alla nostra lettura.

Eccoli: Operai, agricoltori, farmacisti, droghieri, falegnami, ferrovieri, infermieri, impiegati, insegnanti, carabinieri, professori, studenti, vigili urbani, guardie forestali, casalinghe, possidenti, stradini, camerieri, militari, cantonieri, macellai, elettricisti, fabbri, direttori di banca, impiegati comunali, capistazione, funzionari statali, manovali, braccianti, sarti, autisti. Questo triste elenco di circa 50 pagine non è naturalmente definitivo, dice l’autore che afferma di aver citato solo le vittime di una parte della VENEZIA GIULIA.

L’entità del genoicidio perpetrato ai danni degli Italiani al confine orientale non è mai stata ufficializzata e, soprattutto per motivi ideologici, si è preferito assai spesso mantenere un fragoroso silenzio sull’intera tragica vicenda. Ora finalmente non è più così ed i fatti sono al vaglio dell’opinione pubblica che giudicherà con spirito di giustizia cristiana la storicità dell’accaduto.

Ho lascito per ultima la Foiba  di BASOVIZZA: profonda 224 metri. Si è calcolato che contenga 330 metri cubi ! di cadaveri infoibati. Oltre 2000 vittime! Nel 1959, vista l’impossibilità di ogni recupero venne chiusa da una pietra tombale di 90 metri quadrati. Meditiamo su queste cifre spaventose.

Naturalmente le mie sono notizie incomplete e saranno  gradite ulteriori informazioni (testimonianze o fotografiche)da chi vorrà eventualmente contattare lo scrivente prima del “ GIORNO DEL RICORDO” istituito dal parlamento Italiano il 10 FEBBRAIO di ogni anno, con la legge 92 del 30 Marzo del 2004.    abbiamo sposato in toto l’iniziativa di erigere un cippo/monumento in piazza Martiri delle Foibe Istriane a Sanpancrazio  che sarà solennemente inaugurato e benedetto alla presenza di numerose autorità nazionali,  regionali e provinciali.

Esponiamo il tricolore quel giorno, sarà il più bel gesto per ricordare tutti i nostri morti!

PIOVANELLI GIANFRANCO: consigliere comunale di Alleanza Nazionale. 

             Palazzolo sull’Oglio   10 gennaio 2006

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