Terremoto

E’ da tempo che cerco di argomentare, peraltro senza riuscirci in quanto mi fermo allo sgomento iniziale dei malcapitati, come la crisi economica mondiale iniziata nel fatidico 9/11 con l’attacco alle Torri Gemelle, conclamata poi nel ’08 col chapter eleven di Lehman Brothers, riaffermata tra il ’10 e il ’12 con la crisi del debito sovrano nei PIGS, e poi riemersa nel ’13 con la fine della crescita a doppia cifra dei BRICS, sia innanzitutto una crisi sociale.

Tuttavia la BrExit mi ha fatto accorgere di aver saltato a piè pari in questa mia percezione, non so se volontariamente o meno, il piano politico, ovvero quello strato intermedio fondamentale per orientare l’economia verso la società, non viceversa, che dopo di essa ne esce a pezzi, triturato da incomprensioni, illusioni, menefreghismi, opportunismi, egoismi, inettitudine e inedia nell’affrontare le difficili tematiche emerse con la globalizzazione. Probabilmente questa mia noncuranza è effetto stesso di come proprio gli apparati politici siano gravemente mancanti sotto tanti punti di vista e di come fatichino a proporre un modello di vita.

Crisi sociale dicevo, che dunque investe il piano delle relazioni umane, ovvero della convivenza tra le persone prese singolarmente e della conciliazione dei conflitti che esse esprimono quando si aggregano in categorie spesso duali quali laici/religiosi, lavoratori/datori di lavoro, giovani/anziani, uomini/donne, ricchi/poveri, governatori/cittadini; ma che prima di tutto trae origine dallo smarrimento dell’Io, qualità che differenzia sostanzialmente gli uomini contemporanei dai loro antenati classici e neo-classici in quanto privati di una cosa fondamentale nella vita ovvero della Speranza senza la quale il futuro assume tinte fosche. Si considerino a questo proposito i due esempi storici più eclatanti dove accadimenti epocali quali la caduta dell’Impero Romano o la fine delle Guerre Mondiali furono affrontate con la speranza religiosa nella Provvidenza da una parte e quella laica nel Progresso dall’altra dando vita a Rinascimento e Umanesimo nel primo caso e allo Stato Sociale nel secondo.

Speranza che si tramuta in fiducia nel poter costruire collettivamente pur in situazioni enormemente avverse qualcosa che superi la propria breve storia terrena in nome di un ideale sia esso laico o religioso dando continuità. Speranza che la solitudine dell’uomo moderno connesso sempre più agli elettroni dei fili di rame o dei chip in silicio, piuttosto che al sentire delle anime abitanti il mondo, ha reso fenomeno accessorio sempre più difficilmente rinvigorito all’interno dell’unico istituto spontaneamente sorto come spazio di reale comprensione e compassione nonché di sincerità e fiducia ovvero la Famiglia.

Ma cosa è successo alla Famiglia? E’ successo che con la perdita di autorità del sacro vincolo del matrimonio il ripido cammino in salita verso una felicità fatta di sacrificio dell’Io egoistico e narcisistico in favore di un Io altruistico e condiviso, in quanto strumento di accesso ad un bene più ampio e appagante, sia vissuto come un fardello faticoso e d’intralcio alle ambizioni del singolo facente parte il nucleo (e qui qualcuno dovrebbe quantomeno ammettere le proprie responsabilità). Non è un caso, infatti, che la spinta a formalizzare tipologie di famiglie alternative a quella unica concepibile sia sempre più forte, in testimonianza di una sorta di ribellione a questa situazione, ma più come allarme che come reale, in quanto ontologicamente impossibile, alternativa.

Menzionerò a tal proposito due esperienze opposte che ho potuto osservare da vicino esemplificanti bene quello che ho inteso esprimere.

La prima racconta di due anime che superata la fase puramente istintiva dell’attrazione fisica e approdati naturalmente ad una progressiva accelerazione del loro percorso di prima conoscenza, caratterizzato da comunicazione verbale e non verbale tesa all’ascolto e al confronto costruttivo, preceduta da sorrisi spontanei, nonché da sguardi fermi e risolutamente diretti all’altro da se, si siano arenate di fronte al passo successivo.
Ora, detta così sembra una cosa più che normale, ovviamente, ma se proviamo a confrontare l’approccio tenuto con altre tipologie di accoppiamenti più guidati dalla fretta istintiva piuttosto che dalla delicatezza che scoprire l’altro richiede, allora, forse, potremo notare come qualcosa di più grande si sia frapposto e che potrebbe essere ricondotto nel timore, o nella riluttanza, ad affrontare la fatica di essere pienamente e consapevolmente strumento di felicità attraverso tempi più ampi rispetto al termine di paragone proposto.
Il problema però è che, per molteplici motivi, questa rinuncia non possa che inevitabilmente generare dolore in quelle due e di riflesso in chi li circonda,  allo stesso modo di come quegli altri, una volta ascoltata la fretta, più in là si ritroveranno in mano agli avvocati.
Indubbiamente la si potrebbe raccontare con più fatalismo, è anche vero però che gli errori si fanno e a volte sono irrimediabili soprattutto in certi campi, ma quello che mi preme far emergere in questo contesto è come l’incremento di entrambi questi tipi di eventi stia minando alla base le condizioni di vita dell’Uomo, testimoniata non a caso da un continuo aumento di tragedie ad essi riconducibili (anche se qua è forte il dubbio sul fatto che stiano solamente emergendo piuttosto che aumentando).
Se la persona, che non è fatta di compartimenti stagni, è circondata dal dolore nel suo nucleo principale che è la famiglia oppure è privata della Speranza nella sua solitudine come volete che si approcci alle relazioni collettive che abbiamo affrontato a ritroso in questo testo?  Si approccia nel modo che i fatti storici degli ultimi lustri ci stanno mostrando e di cui la BrExit e quello che ne sta seguendo è solo l’atto più recente.

La seconda esperienza, sulla quale non mi dilungherò più di tanto, che voglio raccontare è la stessa di prima con protagonisti diversi e risultati opposti. Testimonio in prima persona come in questa nuova famiglia la scelta di affrontare quel percorso che ho provato prima a descrivere abbia portato ad una completa e facilmente verificabile felicità e come queste persone siano in grado di trasmettere allegria e gioia di vivere a coloro i quali li circondano, nonchè spirito di emulazione del Bene, che è poi la cosa che conta di più.

Tutto normale? Può essere, ma è nel peso specifico che le prime manifestazioni hanno sottratto alle seconde che possiamo certamente ritrovare gran parte dei motivi del generale declino che ci sta circondando.

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