Saggio breve di pubblica amministrazione

Torre del popolo
Torre del popolo

Di cosa deve occuparsi una Amministrazione comunale? È una domanda che, in teoria, qualsiasi cittadino dovrebbe porsi, così da valutare se i soldi che vengono presi dalle sue tasche, con sempre più salate tasse, vengano utilizzati nel modo corretto. Prima di porsi questa domanda è necessario però capire che cosa è oggi una città e vedremo che è solo in parte ciò che era fino a pochi decenni orsono.
Un tempo le città, piccole e grandi, erano anche delle autentiche comunità, la cui sopravvivenza ed efficienza erano garantite da due fattori fondamentali: il forte senso di appartenenza degli abitanti e la loro scarsa mobilità, quest’ultima intesa sia nel senso di propensione al lavoro e ai consumi al di fuori del territorio comunale sia di propensione ad abbandonare il comune per trasferirsi in altre località. Inoltre un trend demografico in continua ascesa contribuiva a garantire la sostanziale assenza di sacche di abbandono e degrado territoriale.

I tempi purtroppo sono cambiati. Il senso di appartenenza delle nuove generazioni riguarda ormai, in generale, una scala molto superiore a quella comunale, inoltre la composizione multietnica della popolazione annulla le garanzie di un tempo connesse al legame plurigenerazionale con il luogo. Ma soprattutto le persone e le imprese (quindi in entrambi i casi: le risorse) praticano una estrema mobilità tendendo a localizzarsi geograficamente in modo del tutto indifferente a fattori che non riguardino strettamente le condizioni più o meno favorevoli alla residenza e all’attività economica. Ne deriva un quadro inedito in cui i centri urbani si trovano ad essere in competizione tra loro, esattamente come se fossero delle aziende private. Questa nuova realtà può naturalmente essere ignorata o snobbata dai governi locali tuttavia gli effetti negativi giungono comunque, così come è avvenuto e continua ad avvenire nel nostro Comune, soprattutto a beneficio dei Comuni vicini, Chiari in primo luogo, che ha sottratto da tempo a Palazzolo il ruolo di centro di riferimento intermedio tra i due capoluoghi Brescia e Bergamo.

Ritorniamo dunque all’interrogativo che ci siamo posti all’inizio: di cosa deve occuparsi una Amministrazione comunale, soprattutto in una fase sociale e economica come questa? Si deve occupare della normale amministrazione? Non lo crediamo. Della normale amministrazione, economica, gestionale, urbanistica, si può occupare un qualsiasi buon impiegato. Crediamo che i compiti di una Amministrazione eletta siano politici, e quindi di pianificazione di medio e lungo periodo, e, alla luce di quanto detto sopra, essenzialmente questi:

  • favorire il mantenimento e l’insediamento di attività pubbliche e private qualificate sul territorio, selezionate nel rispetto ovviamente della sostenibilità ambientale e auspicabilmente dei valori sociali che esse rappresentano;
  • favorire almeno il mantenimento del livello demografico esistente, con particolare riguardo alla popolazione storica e a nuovi residenti con requisiti civili desiderabili.

Come si ottengono questi obiettivi?
In un contesto competitivo l’immagine e reputazione di una città è importante come l’immagine di un’attività privata o di una persona. Anche le modalità di percezione di questa immagine sono simili. Diventano perciò determinanti due cose: le qualità esteriori (la gradevolezza estetica della città) e le sue qualità interiori (ciò che la città è). Il primo aspetto è più importante di quanto si pensi e ricade in ciò che in due parole si definisce qualità ambientale degli spazi urbani, il secondo aspetto riguarda invece la capacità della struttura civile della città di soddisfare le necessità fondamentali dei suoi abitanti. Gli indicatori del primo aspetto coincidono soprattutto con il grado di conservazione/manutenzione dell’ambiente costruito pubblico e privato. Al riguardo sussistono a Palazzolo molte criticità, tra cui le più evidenti continuano ad essere vaste porzioni urbane interessate da cantieri e intere lottizzazioni abbandonate da anni (es.: area Marzoli, via gardale, ex mulino di via s.alberto, ecc.) o anche edifici e lotti privati fatiscenti, soprattutto nel centro storico ma ormai non solo, oppure il grave degrado raggiunto ormai da molte pavimentazioni stradali sia in asfalto sia in pietra, che conferiscono alla città la spiacevole immagine di una piccola Cernobyl piuttosto che di una piccola Urbino. Gli indicatori invece del secondo aspetto, ancor più decisivi forse per la reputazione di una città, coincidono soprattutto con l’efficienza degli spazi e servizi pubblici. La viabilità ad esempio ha mostrato alti livelli di pericolosità e irrazionalità, discostandosi in questo da molti altri Comuni che hanno provveduto da tempo, o stanno provvedendo, ad attuare i modelli viabilistici più progrediti (es.: ampia attuazione di ZTL, radicale moderazione delle velocità, radicale dissuasione degli attraversamenti veicolari in zone residenziali, il tutto essenzialmente ottenuto attrezzando la viabilità urbana con dotazioni rivolte a pedoni e biciclette invece che agli autoveicoli). Anche riguardo a settori fondamentali come istruzione e servizi sociali si registrano gravi ritardi nella volontà di assegnare risorse per recuperare dalla fatiscenza, spesso persino dall’insalubrità e pericolosità, le strutture scolastiche oppure la dimenticanza di ritenere il potenziamento dell’assistenza e consulenza famigliare un essenziale strumento di prevenzione di disagi e violenze, sia in ambito domestico che sociale in generale. Un’ultima osservazione, che non esaurisce l’elenco, che interrompiamo però per necessità di sintesi, riguarda la inesistenza di politiche rivolte alla qualificazione, riqualificazione e reinserimento professionale a sostegno di coloro che sono rimasti vittime della crisi e si trovano tuttora espulsi dal sistema del lavoro.

Tra le necessità fondamentali di un abitante naturalmente non può mancare un accenno alla sicurezza e alla criminalità, tuttavia la complessità del tema richiede un articolo specifico, di prossima pubblicazione, a cui rimandiamo.
In conclusione invitiamo perciò la attuale Amministrazione a mettersi nei panni di un qualsiasi cittadino che si pone la domanda: “per quali motivi devo vivere a Palazzolo?” rammentandole che la risposta: “perchè sono palazzolese” funziona sempre meno (e ancor meno funziona la risposta che prevede buone capacità musicali e ponti decorati..).

Arch. Roberto De Giorgis

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